Fede e Omosessualità

0M0SESSUALITA’ E FEDE

 di Don Michele De Paolis - Sacerdote Responsabile della Comunità Emmaus a Foggia e co-fondatore di Agedo Foggia nel 2010 (nota di chi pubblica)

PREMESSA
Dobbiamo sgombrare la vostra mente da un pericolo, quello del fondamentalismo, cioè di prendere alla lettera quello che dice la Bibbia e contrabbandarlo come “Parola di Dio”
C’è un episodio, risalente ad una decina di anni fa, che aiuta a capire come uscire dal ginepraio dei precetti biblici. Una nota conduttrice di un programma radiofonico negli Stati Uniti, la dottoressa Laura Schlesinger, ebrea ortodossa, affermò in una sua trasmissione, basandosi su Levitico 18:22, che l’omosessualità è condannata come abominio dalla Bibbia e quindi non può essere tollerata in nessun caso. (…). Qualche tempo dopo, però, un ascoltatore le scrive la seguente lettera, che immagino molti di voi già conosciate:
«Cara dottoressa Schlesinger, le scrivo per ringraziarla del suo lavoro educativo sulle leggi del Signore. Però, avrei bisogno di alcuni consigli da lei, a riguardo di altre leggi specifiche e su come applicarle. 1. Vorrei vendere mia figlia come schiava, come sancisce Esodo 21:7. Quale pensa sarebbe un buon prezzo di vendita? 2. Quando sull’altare sacrificale accendo un fuoco e vi ardo un toro, so dalle scritture che ciò produce un piacevole profumo per il Signore (Lev 1.9). Il problema è con i miei vicini: loro, i blasfemi, sostengono che l’odore non è piacevole. Devo forse percuoterli? 3. So che posso avere contatti con le donne solo quando non hanno le mestruazioni (Lev 15: 19-24). Il problema è: come faccio a chiedere questa cosa? Molte donne si offendono. 4. Il Levitico ai versi 25:44 afferma che potrei possedere degli schiavi, sia maschi che femmine, a patto che essi siano acquistati in nazioni straniere. Un mio amico afferma che questo si può fare con i filippini, ma non con i francesi. Può farmi capire meglio? Perché non posso possedere schiavi francesi? 5. Un mio vicino insiste per lavorare di Sabato. Esodo 35:2 dice chiaramente che dovrebbe essere messo a morte. Sono moralmente obbligato ad ucciderlo personalmente? 6. Mangiare crostacei è considerato un abominio (Lev 11:10), lo stesso dice dell’omosessualità. Può illuminarci sulla questione?. Mio zio possiede una fattoria. È andato contro Lev. 19:19, poiché ha piantato due diversi tipi di ortaggi nello stesso campo; anche sua moglie ha violato lo stesso passo, perché usa indossare vesti di due tipi diversi di tessuto. È proprio necessario che mi prenda la briga di radunare tutti gli abitanti della città per lapidarli come prescrivono le scritture? Non potrei, più semplicemente, dargli fuoco mentre dormono, come simpaticamente consiglia Lev 20:14 per le persone che giacciono con consanguinei? So che Lei ha studiato approfonditamente questi argomenti, per cui sono sicuro che potrà rispondere a queste semplici domande. Nell’occasione, la ringrazio ancora per essere così solerte nel ricordare a tutti noi che la parola di Dio è eterna ed immutabile. Sempre suo. Un ammiratore devoto».
Qualcuno potrebbe obiettare che questi testi riguardano solo l’Antico Testamento e sono chiaramente superati dal Nuovo, ma che i testi di San Paolo rimangono inequivocabili come condanna. Per esempio: Romani 1:18-32: «Similmente anche i maschi, lasciando il rapporto naturale con la femmina, si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri commettendo atti ignominiosi maschi con maschi, ricevendo così in se stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento». Ora, però, anche con i testi di San Paolo possono nascere problemi analoghi. Qualcuno per esempio potrebbe scrivere alla nostra dottoressa chiedendo spiegazioni sulla politica a proposito di Romani 13:1 - «Non c’è autorità se non da Dio. Quelle che esistono sono stabilite da Dio» - e riflettere un po’ su tutti i governi italiani… Insomma, siamo proprio sicuri? Sono proprio tutti stabiliti da Dio? Si potrebbero chiedere spiegazioni sui rapporti con gli animali a proposito di Filippesi 3:2, quando San Palo dice «Guardatevi dai cani». In che senso mi devo guardare dai cani? Devo mettere la museruola a tutti, portarli al canile? Si potrebbe chiedere spiegazioni sulla dignità della donna a proposito di Corinzi 11:10, dove si legge: «La donna deve avere sul capo un segno di autorità a motivo degli angeli». O a proposito di Efesini 5:23-24: «Il marito è il capo della moglie e, come la chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai mariti in tutto».

Ma il punto è che occorre superare la lettera della Scrittura. È lo stesso San Paolo che in 2 Corinzi 3:6 dice: «La lettera uccide, lo Spirito dà vita». E che questa lettera biblica abbia ucciso e purtroppo continui ad uccidere a volte non solo moralmente ma anche fisicamente è un dato di fatto. La Bibbia non “è” la parola di Dio, la Bibbia “contiene” la parola di Dio.
Questa parola è il logos/logica che fa fiorire la vita, l’energia che accompagna ogni fenomeno vitale perché fiorisca. E, allora, il credente si pone di fronte alla Scrittura e fa scaturire da essa, dai suoi passi – non da tutti, perché alcuni sono irrecuperabili – questa logica/logos della vita che fiorisce e vuole relazioni armoniose, vuole l’amore. Siamo noi che rendiamo possibile alla Scrittura di far scaturire la parola di Dio, intesa come relazione armoniosa. Se questo non avviene, la lettera diventa una grandissima gabbia entro cui la mente, il cuore e le vite delle persone vengono rinchiuse.
Voglio riportarvi un pensiero di don Alessandro Santoro, sacerdote molto impegnato nella pastorale attenta ai problemi degli omosessuali:
“(…) Le nostre Chiese non potranno mai legittimare veramente le forme molteplici dell’amore, fino a quando non riporteranno Gesù e il Vangelo all’interno della loro esperienza. Perché Gesù e il Vangelo, nell’esperienza delle nostre Chiese, soprattutto della Chiesa cattolica, tante volte, troppe volte, non c’è. Credo allora che dovremmo essere capaci di liberarci da tutti quei sensi di colpa che spesso le forme istituzionali, chiamate a conservare un potere sulle coscienze, costruiscono dentro di noi.
La nuova obbedienza all’evangelo è più libera, responsabile e consapevole. Anziché disperdere energie in interminabili polemiche ecclesiali si punta a costruire una spiritualità cristiana della gioiosa accoglienza di sé, della gratitudine a Dio nella consapevolezza che l’amore omosessuale è un Suo dono non meno di quello eterosessuale. Una spiritualità in cui si dialoga e ci si confronta con tutti, ma si obbedisce a Dio solo.
Il grande pedagogo brasiliano Paulo Freire diceva che ognuno di noi rischia di introiettare profondamente le forme di dominio che ha di fronte a sé. E credo che anche noi siamo figli di questo dominio e di questa conservazione.

IL TEMA CENTRALE
1.      A un raduno di giovani che mi chiedevano spiegazioni sul problema di “Fede e Omosessualità” e sull’atteggiamento ostile della chiesa risposi così: “Anzitutto sono stupito del fatto che molti uomini di chiesa non sono coerenti con quanto afferma il Codice di Diritto Canonico  (canone 2358)  Riporto testualmente. “Un numero non trascurabile di uomini e donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate … devono essere accolti con rispetto … A loro riguardo  si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita…”.
2.      Inoltre queste persone di chiesa ignorano completamente il fenomeno dell’omosessualità, che ormai la scienza ha chiarito in modo inequivocabile: l’orientamento omosessuale non viene scelto liberamente dalla persona. Il ragazzo o la ragazza si scoprono così: è un orientamento profondamente radicato nella personalità, che costituisce un aspetto essenziale della propria identità: non è una malattia, non è una perversione.  Il ragazzo o la ragazza  omosessuali  possono dire a Dio: “Tu ci hai fatto così!” Le connotazioni individuali di ciascuno di noi e che provengono dalla natura, sono un fatto, come  la statura, il colore della pelle, la forma del naso, la pigmentazione della pupilla; non sono una scelta. E anche gli impulsi sessuali: sono componenti  dell’identità di ciascuno; non sono malattie, non sono peccato. Non c’entrano niente la volontà e le libere scelte della persona e quindi l’etica, il bene o il male.
Anzi ogni persona deve amare e  difendere la propria identità, deve valorizzare tutte le componenti del suo essere, crescere nell’amore, nell’amicizia, nel piacere di essere se stessi e raggiungere la propria maturità. Questa è la volontà di Dio, perché Dio vuole la felicità per ciascuno dei suoi figli. Mi da tristezza l’insensibilità e la durezza nei confronti di tanti fratelli e sorelle omosessuali. Con un’incredibile miopia, si riduce una persona ai suoi impulsi sessuali e si mette tra parentesi tutto quello che invece fa di un essere umano una “persona”: il suo pensiero, i suoi sentimenti, le sue emozioni,  le sue aspirazioni, le sue speranze, i suoi sogni,  la sua sete di Assoluto. Le persone omosessuali sono persone a tutto tondo. Persone! Mi dà scandalo la  durezza di molti uomini di chiesa nei confronti dei  genitori di omosessuali. Queste persone dovrebbero essere sorrette e accompagnate a superare le loro paure, guidate con amore ad accettare con gioia l’identità dei propri figli. E invece spesso dalla Chiesa vengono lasciati soli.  Per fortuna ci sono lodevoli eccezioni: Sentite cosa scrive Mons. Casale, già vescovo di Foggia,  nel suo libro “Riformare la chiesa”, edito recentemente dalla Meridiana e che io ho presentato nella Libreria Ubik. Ha un  intero capitolo sul tema, dal titolo “Dall’orgoglio gay alla consapevolezza” (pp. 39-43). Dice fra l’altro  “… Bisogna sgombrare il campo da atteggiamenti superficiali di derisione e di disprezzo … in una prospettiva di ricerca, che ridoni speranza, bisogna innanzitutto dare alla sessualità il suo valore relazionale … si richiede un intervento giuridico per regolamentare una delle diverse forme di convivenza stabile … sono persone che insieme vogliono costruire una loro vita … l’omosessuale non ha scelto lui la sua condizione e non può essere condannato a vivere da solitario”  .
1.      Dobbiamo aver pazienza con nostra Madre Chiesa. Il suo atteggiamento nei confronti degli omosessuali cambierà. Già nascono numerose iniziative in questo senso. In Italia, i gruppi di omosessuali cattolici hanno contatti occasionali con le diocesi, improntati di norma alla cordialità. Talvolta, il vescovo locale nomina un responsabile diocesano per questo tipo di dialogo. Ad esempio, a Torino, i delegati diocesani per il dialogo con i gruppi di credenti omosessuali sono don Walter Danna e don Ermis Segatti  A Torino è stato recentemente costituito presso il gruppo Abele di don Ciotti un Centro di documentazione su fede e omosessualità intitolato a Ferruccio Castellano. Altri gruppi che hanno instaurato collaborazioni con la diocesi sono: Alle Querce di Mambre (Cremona), l'Arco (Parma).. Questo approccio è stato riaffermato dallo stesso presidente della CEI cardinale Angelo Bagnasco, quando, a proposito delle persone omosessuali, ha dichiarato che la Chiesa opera con "lo spirito e la prassi di totale e cordiale accoglienza verso tutte le persone"[. Gli incontri dei gruppi si svolgono generalmente in due parti. Nella prima viene presentato un tema biblico al quale segue una discussione basata sulle esperienze personali. Nella seconda parte si prega insieme o si va insieme a Messa. Nelle mie celebrazioni a Emmaus nessuno viene respinto o allontanato dalla comunione con Gesù.
2.      Mettiamoci nei panni di un ragazzo o una ragazza che si scoprono omosessuali. Magari hanno già vissuto l’amara esperienza del rigetto e dello scherno del gruppo dei propri compagni.  Tuttavia sentono forte in sé un anelito di vita spirituale, un desiderio di conoscere meglio Gesù e il Vangelo, ma si scontrano col muro di gomma di preti o persone religiose, che li respingono, considerando  la loro situazione come “peccato” o “contro natura”. Che fare? Consiglierei a questi giovani amici di farsi coraggio, perché non tutti, nella santa chiesa di Dio, sono malati di omofobia. Non è vero che siete in peccato, perché Dio vi ama ed è Lui che ha messo in voi questa tendenza; è un suo dono. Questa è la vostra “natura”, che va accettata e rispettata. Voi non siete malati; non dovete “guarire” da questa tendenza. Il voler fare di voi un “etero sessuale” sarebbe spingervi a qualcosa “contro natura” e diverreste degli psicopatici infelici. Dobbiamo metterci in testa che Dio nostro Padre vuole che noi, i suoi figli,  siamo felici, cresciamo nella gioia, facendo fruttare tutti i doni che Lui ha messo nella nostra “natura”!
3.      Dio vuole che voi facciate crescere la vostra persona con una rete di relazioni improntate all’amore vero, all’“agape”, cioè all’amore come dono gioioso.  Avete il diritto di cercare un partner che condivida con voi relazioni di questa qualità. E state tranquilli: dove c’è “agape”, c’è Dio. Vivete con gioia l’amore.
4.      Vi riporto una lettera di uno studente dell'Istituto Bertacchi di Lecco, rivolta ai suoi compagni di scuola. E' stata letta durante l'assemblea d'istituto, dedicata al tema dell'omosessualità. Risale al 26 febbraio 2011,  ma è sempre più attuale.
LETTERA DI UN RAGAZZO
Sono un ragazzo e sono gay. È vero, sono gay, ma prima di tutto sono un ragazzo che come voi è alla ricerca di se stesso, di uno scopo nella vita e della propria felicità. La mia natura vi spaventa? Forse perché non la conoscete come dovreste, perciò accantonate i vostri pregiudizi, fatemi spazio tra di voi e vi accorgerete che non sono così diverso.
Ho pensato di scrivere questa lettera riportando frammenti di esperienze, avute con diverse persone, che collegate tra loro andranno a formare un´unica e coesa esperienza: la mia.
Mio padre: a lui non l´ho ancora detto e il nostro rapporto è abbastanza ambivalente, manca di comunicazione e ciò mi impedisce di farmi avanti. Ricordo che quando ero piccolo lui era fra quelli che mi prendevano in giro, storpiando sempre il mio nome al femminile; spesso ho dovuto sopportare continui paragoni con gli altri ragazzi perché io "non ero come loro" diminuendo vertiginosamente la mia autostima. Quando ho preso consapevolezza del mio orientamento sessuale mi sono sentito solo e terrorizzato, ma soprattutto in colpa per essere così. "Cosa dirà il papà?" era il pensiero più assillante, perché ho sempre fatto di tutto per piacergli. Purtroppo genitori e figli cadono nell´errore di pretendere che l´altro rispecchi la figura del figlio o del padre ideale, rimanendo delusi se ciò non avviene. Sicuramente l´ha intuito, ma entrambi non abbiamo avuto ancora il coraggio di affrontare l´argomento e confrontarci.
Mia madre: a lei l´ho detto 4 o 5 mesi fa, abbracciandola. Lei si è ritratta e mi ha chiesto: "perché mi dai questo dispiacere?" e poi: "non dovrai dirlo a nessuno". Due frasi che mi hanno graffiato il cuore. Mamma, io ho bisogno di parlare! Per i primi giorni è diventata più affettuosa e premurosa, ma la comunicazione è sempre stata carente tra noi e la normalità è tornata subito, anche se mi aspettavo un miglioramento del nostro rapporto, trasformandolo in qualcosa di più intimo e sincero.
Mia sorella: quando glielo ho detto lei si è preoccupata dicendomi: "prenderai le malattie"; successivamente mi ha offerto la sua mano avvertendomi: "io non ti aiuto con la mamma e il papà"; poi mi ha rassicurato: "era peggio se dicevi di aver una malattia"; e infine la perla di saggezza: "ma tu sei come Maicol del grande fratello?". Con mia sorella non ho più parlato di questa cosa da Giugno e anche con lei speravo di migliorare la qualità del nostro rapporto fraterno, spesso teso e distaccato. Speranze vane.
Il fidanzato di mia sorella: ha sempre disprezzato i gay con toni molto offensivi. E quando lo faceva? Quando io ero presente!
Un amica: "Quando avete rapporti sessuali tra di voi... chi è il maschio e chi la femmina?". Cara amica... tu stai sopra o stai sotto col tuo ragazzo? E' imbarazzante ciò che alcuni eterosessuali se ne vanno in giro a dire...
Compagna di scuola: "i gay mi fanno schifo e dovrebbero essere ammazzati". Cara, vorresti vedermi morto e ti faccio così schifo? Eppure insieme abbiamo passato momenti meravigliosi, no?Un´altra compagna di scuola: "se avessi un figlio gay lo rinchiuderei in una stanza a guardare film porno finché non gli piacerà la figa". Sicura di star bene? Sarebbero i genitori omosessuali quelli incapaci di crescere figli? Spero un giorno di poter insegnare, con il mio compagno, a mio figlio, un´ottima educazione e di farlo crescere con principi sani ed equilibrati. A proposito: avete paura che i figli dei gay crescano loro stessi gay? Io sono figlio di eterosessuali! Avete paura che i figli di gay vengano presi in giro? Mi chiamano "ricchione" fin dalle elementari, mi hanno mortificato più volte al pub di fronte a tutti chiedendomi se avessi voluto fare dei pompini, mi hanno messo dentifricio sui capelli mentre tornavo a casa in treno... i miei genitori sapete che sono etero?
Professoressa: quando le ho confidato di essere gay ho avuto coraggio e tanta fortuna, perché lei è stata la prima persona ad aiutarmi concretamente portandomi all´associazione Renzo e Lucio e a rassicurarmi dicendomi "non sei contro natura; lo saresti se non seguissi le tue pulsioni". Io non credo che l´omosessualità sia una malattia. Diventerei malato quel giorno che decidessi di reprimermi e sforzarmi di rientrare in una natura che dal mio punto di vista va davvero contro corrente. Prendo spunto dall´esperienza con la mia professoressa per rivolgermi a possibili ragazzi gay e ragazze lesbiche: abbiate coraggio, prendete saldamente in mano le redini della vostra vita e guidate voi il vostro destino verso la direzione che più vi attira e non sbaglierete. Non nascondo quanto a volte sia difficile rimanere in sella, ma non è necessario galoppare e ho conosciuto persone meravigliose che si prendono cura di me, insegnandomi a rispettare me stesso e che mi aiutano a domare questa selvaggia bestia che è la vita. Da soli non è facile. Mostratevi agli altri per quello che siete perché qualcuno vi ama già.A tutti voi: grazie della partecipazione e riflettete su voi stessi e sulle persone che vi stanno accanto e fate tesoro di quello che avete appena ascoltato. Le diversità impauriscono solo perché non le si conosce. Dunque, cosa aspettate? Un ragazzo come voi.
CONCLUSIONE

Vi consiglio di acquistare un bel libro della Meridiana dal titolo “Il posto dell’altro”  sul nostro argomento.  E’ scritto da un vescovo, Bettazzi e da teologi. Vi riporto parte di un capitolo di d. Franco Barbero,  dal titolo “Dentro il cammino di Abramo:
“In questa spiritualità cristiana in cui campeggia per ciascuno/a la chiamata di Dio ad amare, anziché cercare nascondigli, anziché esaltare la rinuncia all'amore secondo la propria natura e negarsi con un celibato imposto o doversi far accettare con un matrimonio eterosessuale, gli omosessuali e le lesbiche stanno compiendo il grande e benedetto cammino di Abramo: “Abramo, vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò. Farò di te un grande popolo e ti benedirò e diventerai una benedizione. E in te saranno benedette tutte le famiglie della terra” (Gen 12,1-3). Mi piace leggere questa "partenza" di Abramo, questo suo uscire dal “”nascondiglio" della propria terra, cultura e gente come metafora e parabola dell'uscire allo scoperto di molti omosessuali e lesbiche.
Il "recinto" non promuove la vita. Occorre più spazio! Ma per partire ci vuole una decisione così coraggiosa che la Bibbia la esprime plasticamente nei termini di un duro ordine, di una ingiunzione ripetuta ben tre volte da parte di Dio. Più che di un invito pressante, qui si tratta quasi di una cacciata, di una "espulsione". Abramo non partiva se Dio non lo sradicava. Poi “Abramo partì”. Ecco il "miracolo" di cui siamo testimoni oggi. Mentre molti dicono e urlano “Abramo non partire!”, gli omosessuali e le lesbiche che diventano consapevoli del loro dono di Dio, della chiamata, della vita più piena che sta davanti a loro, partono ed escono allo scoperto.
E Dio, come per Abramo, è la loro compagnia. Certo c'è subito chi si separa da loro, ma il “paese” che si apre davanti ai loro occhi è “numeroso come la polvere della terra” (Gen 13). Se la strada si fa difficile occorre credere nella compagnia e nella promessa di Dio: “Guarda in cielo e conta le stelle” (Gen 15). È il cielo, il sorriso di Dio, la sua mano amica che dà il coraggio di partire, che mette nel cuore voglia di libertà e di felicità, che fa sentire l'amicizia, la solidarietà e il calore di tutti quegli uomini e quelle donne che si decidono per un cammino umano in cui si diventi gli uni per le altre una benedizione, rompendo quelle ipocrite perimetrazioni che le culture del dominio e della discriminazione hanno costruito.
Occorre partire dall'ascolto della Parola di Dio. Non basta, infatti, la nostra forza per certe decisioni. Abramo ce lo ripete oggi. Tutta la vita di Gesù lo manifesta: senza la forza che viene dalla fiducia in Dio noi cristiani non possiamo compiere il cammino di liberazione. La Parola di Dio è "scatenata" perché non accetta di essere messa in catene, ma anche perché dove Dio ci dona la Sua parola si rompono tante catene.
      Il più grande teologo cristiano dice in sostanza che la voce della coscienza è la voce di Dio e che, quando c’è contrasto tra la voce della coscienza e le indicazioni del Magistero, il cristiano deve obbedire alla propria coscienza.
Per concludere: Papa Francesco, vero dono di Dio alla Chiesa,  non ha solo detto quella frase riportata da tanti giornali “Chi sono io per giudicare un omosessuale?”, che già presuppone un rispetto per l’identità di ciascuno, che è un mistero; ma nella sua esortazione apostolica “La gioia del Vangelo”  scrive: “… abbiamo bisogno di riconoscere che ogni persona è degna della nostra considerazione. Non per il suo aspetto fisico, perle sue capacità, per la sua mentalità … ma perché è opera di Dio, sua creatura … Ogni essere umano è oggetto dell’infinita tenerezza di Dio … ciascuno è immensamente sacro.”
Invito i miei fratelli e sorelle omosessuali a gioire di questa tenerezza di Dio e ad andare avanti per la loro strada.


UN KAIRÒS
La gerarchia vaticana e i credenti che oggi chiudono gli occhi di fronte a questa "benedizione" e vogliono rinchiudere Abramo nel recinto di una piccola arca e impedirgli di inoltrarsi "gaiamente" per le vie del mondo, perdono un’occasione storica di conversione e di rinnovamento. Questo è un Kairòs, un'opportunità che Dio ci offre per comprendere e vivere più intensamente la nostra realtà di uomini e donne e per rendere più viva la testimonianza al Vangelo del regno di Dio. Dio è bello, è amico della vita e ogni volta che noi ne facciamo il custode di un ordine ingiusto bruttifichiamo il Suo volto

Diciamolo apertamente: quando omosessuali e lesbiche respingono le false "alternative" del nascondimento, della negazione di sé o di una solitudine forzata, essi diventano una benedizione che rallegra le loro vite, ma anche una benedizione di cui abbiamo bisogno noi, di cui hanno bisogno le nostre comunità cristiane, in primo luogo quelle cattoliche.